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sabato 6 ottobre 2018

The Color Work


VIVIAN MAIER A COLORI

Vivian Maier a colori




Poi dicono che uno s’incazza
e prende una mazza
per dare sfogo
ad una violenza di rabbia.

Le giustificazioni non hanno senso..
In anticipo sui tempi,
le precorrenze,
l’assenza di occhi
capaci di vedere,
menti capaci di leggere
e comprendere.

Se ognuno di noi
deve fare i conti
con l’ottusità
di chi ha potere economico,
resterò di sicuro
a sfogare la mia creatività
masturbando parole
che non si accordano
da sempre
con quelle di chi
ne tira un profitto,
di chi si mette di mezzo
di profilo o di piatto
con un piatto
dove conta i denari
in bocconi di pane
e aspetta il tracollo
con la scolla sulla fronte
per sopravvivere.

Poi dicono che uno s’incazza,
ma che razza di gente
si mette di mezzo
a quello che dico
che neppure
alzando un dito
mi danno retta ?

Alla stretta
resto in fondo alla lista,
forse tra un anno
o tre mila che conta.

Gioacchino Ruocco
Ostia Lido   07.10.018

venerdì 5 ottobre 2018

Arrivando fin qui





😊
Arrivando fin qui

Arrivando fin qui
ne ho sentite tante,
come dare i denti a chi li ha persi
per masticare la depressione
che si abbatte danni a ripetizione
sul loro destino
definito infame
che ne fa strame,
che non sa staccarsi da terra
abituato com’è a volar basso.

Ad un passo dalla cima
sotto sento silenzi
che solo qualche odore
mi rammenta
come della menta
con la sua voce eterna
s’intrufola nel cuore
dirompente
per un pentimento
che affiora
ma fa un lamento
che spero non sentire
stando più in alto.

La verità
sta nella presa di coscienza
con quella impertinenza
che può essere
soltanto la sua
di guardare nel cielo
e non vedersi
come a casa propria
e insiste sulla terra
a risedersi.

Gioacchino Ruocco
06.10.108   Ostia Lido

giovedì 4 ottobre 2018

Quanto mare









Quanto mare

Quanto mare non arriva a riva
nascosto tra gli anfratti della costa
che lo strazia, lo rompe
e lo fa apposta per vedere
se tramite la schiuma si dissolve
o si lava la faccia che ammolla
morti che non gli appartengono,
vite non predestinate,
soccorsi mancati alla chiamata,
bestemmie della terra immacolata,
erosa, eretica , prosastica
coi sui strapiombi a sfidarlo
come i tarli che hanno
tanto di quel tempo per farlo,
pazza per quanto già ci ha perso
della sua feracità,
ma non depressa
espressione e immagini
di voli arditi
che pochi affrontano
ma che tanti agognano
in gare che godono
della pazzia di pochi
di solitari amanti della follia
che agogna ali
e insegue i miti
che raccontati da sempre
infiammano i respiri
di chi non vede
che altre vite
davanti a sé .

La mia ha tanto mare che arriva a riva…
Dorme la sera a cento passi da me
ed io con lui perso nei ricordi
di quando mi girava tutto intorno
chiudendomi in una linea
che sembrava retta
come il filo di una lametta
pronta a separare il mondo
dalla fretta
di un ritorno
con un contorno ormai astratto
distratto dal quotidiano vivere
di sensi incompresi
e di sottintesi sguardi
che non possono far tardi
e vogliono
traguardi brevi
per un sonno profondo
fino in fondo alla notte
per il nuovo giorno
di cotte e di crude,
atti concreti
di pazzie contrapposte
tra proposte di destra e sinistra
e un centro dimenticato
per le troppe follie
che ha predicato.

L’erba spada
ha fatto il suo tempo,
ora è quello
di non lasciarsi andare
oltre un sospiro.
La resa dei conti è vicina.
O si vive poveri e onesti
o si vive tutti felici.

Gioacchino Ruocco
05.10.018   Ostia Lido

Un sinodo fuori strada . / Da padre a figlio


Comincia oggi un sinodo dal titolo piuttosto vago: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Ma ancor più incerto è il documento su cui i padri sinodali sono stati chiamati a “lavorare”.
Il documento si chiama, appunto, “Instrumentum laboris”, strumento di lavoro, ed è la traccia per la discussione che verrà. Che peraltro è già iniziata, con forti critiche che si sono appuntate proprio sull’impostazione di questo testo preparatorio.
A dar voce alle critiche è stato soprattutto l’arcivescovo di Filadelfia Charles J. Chaput, eletto dal sinodo precedente nella ristretta rosa intercontinentale dei vescovi incaricati di organizzare il sinodo attuale.
In un primo momento, la scorsa estate, Chaput ha chiesto di sospendere la celebrazione del sinodo sui giovani, data la diversa natura delle gravi questioni che oggi agitano la vita della Chiesa.
E poi, visto che comunque il sinodo si sarebbe tenuto, ha pubblicato sabato 29 settembre la seguente nota critica sull’”Instrumentum laboris”, scegliendo come tribuna il quotidiano d’opinione italiano “Il Foglio”:
Il testo originale in lingua inglese:
A giudizio di Chaput il documento preparatorio del sinodo “va rivisto e corretto”, perché “così com’è il testo va forte per quanto riguarda le scienze sociali, ma molto meno nel suo richiamo alla fede, alla conversione e alla missione”.

Da padre a figlio

Che un genitore ascolti i propri figli
non è un sovvertire i propri ruoli.
Se non hai figli chi devi ascoltare ?
Se non ascolti cosa vuoi predicare ?

La nostra vita non è mai un deserto
o quel deserto che parla un’altra lingua
quando il sole brucia e non avanzi passo
e nella tua ombra  nasconderti non

puoi, non sai come trovarla, eppur
ti viene appresso e non ti lascia mai.
Le parole hanno un senso da sempre,
non vanno ricreate ogni giorno.

L’affetto che agita i sospiri non
fa di me un uomo senza volontà,
anzi mi impone di discernere
tra patendo o non volendo soffrire.

Sempre riposto è in essa il nostro bene
o malessere liberandosi dei
vincoli ancora una volta per
dannarci o non dannarci più .

Gioacchino Ruocco
04.10.018   Ostia Lido

martedì 2 ottobre 2018

Attesa






Attesa

Nuvole all’orizonte
prese al laccio
con un fil di spago,
pago di nessun altra
meraviglia,
scombino i piani
e le acidità della notte
che ad altro cielo
le avevan destinate.

Afferrate al volo
da una voglia matta
di non sottostare
ad un altro diluvio
da quando mi son trovato scaltro
cerco di dipingere
un cielo meno scuro
sulla tue pianure,
sulle mie montagne
che a volte affogano
in due parole matte
che sputi fuori
come un uragano
in attesa
di un contatto
più umano.

Gioacchino Ruocco
03.10.018   Ostia Lido

Vicolo sorrentino

Vicolo Sorrentino é la striscia buia che inizia in Via Supportico e termina  dove si vedono quattro coperture verdi.
Abitavo nel fabbricato rimasto terremotato invaso dal verde.



Vicolo sorrentino

Mi sto rendendo conto
che la gioventù
ormai se n’è andata
anche se nel cuore
la sento ancora.

Quella di ragazzo
son anni
che l’ho lasciata
nel vicolo
dove sono nato

giocando a rimpiattino
ed aspettando un cielo
assai più grande
come della campagna
dove rifugiavo.

Il giorno appresso nasceva
con tanti buoni auspici
anche se pochi
erano gli amici
che racchiudeva il vicolo.

Mi manca a volte
la voglia del ritorno
nella speranza di trovar qualcuno
anche se nessuno
mi ha cercato.

E’ lì disteso ancora
senza un prato
soltanto con l’odore dei giardini
che asserragliavano  casa
di aranci e mandarini.

Quando non giocavo
ero al balcone
guardando gli altri correre
ai nascondigli soliti
nel brividi del vento

che arrivavano a volte
dal Faito tempestoso
a volte mite
come la brezza di mare
gli imponeva.

Gioacchino Ruocco
02.10.018   Ostia Lido

lunedì 1 ottobre 2018

Era caduto nel vuoto







Era caduto nel vuoto già tante volte.
Era già morto.
Viveva con la morte sul collo
ed era pronto a morire ogni volta
che gli altri cercavano scuse
contro un abuso
perpetrato nel tempo
da quando fu assunto
indeterminatamente
fin quando la vita
lo avrebbe voluto presente.

Quel giorno era assente,
perché veramente ammalato.
Era sceso di notte a guardare
il mare difronte
che con onde sovrane
buttava sulla spiaggia
la sua vita con tutto
il coraggio che aveva
per dire il suo basta
a chi lo prendeva d’assalto
portandogli via ogni cosa
di quelle che aveva.

Prese freddo e starnutiva.
Fu quello che lo fece cadere
quando si offrì per quel lavoro
che nessuno voleva fare.
Che ci voleva ? Due viti
e il cigolio sarebbe finito.
E poi se cadeva
cadeva di culo.
Già tante volte l’aveva fatto
e il piatto restava pieno
quando ad un tratto
la vite gli cadde di mano
e lui appresso
sul terrazzo del piano di sotto.
Un botto
e il collo rotto.
Stavolta di culo
non era caduto.

Gioacchino Ruocco

01.10.018   Ostia Lido