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mercoledì 25 febbraio 2015

Tucidide









L’appellativo di eroe
non era nella necessità
della scelta del ruolo
che poi assunse.
La vicenda umana
di cui fu testimone
non dipende mai dagli dei
ma dalla fortuna
e dall’intelligenza
quando diventa inevitabile.
Fu l’anima
a condurlo a morte
senza il rimpianto
per non aver vissuto
le vicende narrate.
Chi sa se colse mai
il suo delirio
col cuore trepido
ai sospiri di una sconfitta.
La ragione dell’apparire
non sempre
commuove gli animi avversi
a grandi onori
per chi è pronto a perire.

Gioacchino Ruocco

Ostia Lido             25/02/2015

Inserita nella raccolta “Odi e odii”

mercoledì 18 febbraio 2015

Rimembranza




Stai piangendo con la bocca piena
come quella del sole colma d’aranci
e hai slanci che mi afferrano rapaci
fino a portarmi nel luogo più oscuro
della mia vita come una rimembranza
che mi trafigge l’anima e la voce
che sembra un grido di gabbiano
sulla foce del fiume giù al Sarno.

Tenacia sei, ma io vorrei in cambio
non solo il tepore di un corpo
furioso di slanci e di baci,
ma una donna che mi sa dare
il senso di una vita che mi porta a fare
quello che da sempre ognuno sogna
di ripianare il senso della colpa
per ricominciare a vivere creando

senza rimpianti e senza terapie
per assaporare che cos’è la gioia
nella conoscenza piena della coscienza
nel prenderci e gioire entrambi
guardando intorno senza le sofferenze
di un rinnovamento, di un percorso
che si è caricato sul dorso
la nostra eternità.

Pioverebbero dal cielo nella pioggia
con il frastuono di un clavicembalo
le parole che affollano la mente
nella ricerca di immagini e pensieri,
di suoni sempre nuovi e messaggeri
di un canto che senza esso
non mi addormenterei  mai
nella grazia di Dio assieme a lei.

Gioacchino Ruocco

Ostia lido    19/02/2015

Inserita nella raccolta “Odi e odii”

domenica 1 febbraio 2015

A Pasquale Gargiulo…


Pasquale Gargiulo - Torre Annunziata.



I miei inverosimili ricordi
ti avevano appena conosciuto
ritornato dall’immenso fragore della guerra
che ogni notte a terra
aveva cercato vite da distruggere,
case da rendere macerie,
anime da portare altrove
fuori dai confini della vita.
Ritornasti un giorno che la mietitura
ancora era lontana da arrivare
con il granturco verde sopra i solchi
nel suo vestito verde ed altezzoso.
Portasti a casa i semi della speranza,
ma ne piantasti soltanto uno
nel mio cuore di bambino
che ti restò vicino
giorno dopo giorno fino alla fine
preso dalla tua gioia di ritornare a vivere
tra la tua gente, dentro ai tuoi sospiri
di ragazzo dai sogni appena immensi.
La gioventù che avevi ancora in dono
perse i tuoi occhi in un mattino avverso
anche se il cielo era terso
più degli altri giorni.
E la pace finì in un grido che lacerò
il mattino appena sveglio sul tuo destino
che dopo tanti torti
approdava al confine del tuo essere.
Angelo dagli occhi immensi
ritornasti alla tua terra col tuo sangue
che fu pianto con lacrime incandescenti
anche dal Vesuvio che lì ad un passo
niente poté
se non esserti testimone impotente e mortificato
nel fragore delle armi
farti da scudo 
nel torto che stavi subendo.

Gioacchino  Ruocco

Ostia Lido            31/01/2015
Inserita nella raccolta “Odi e odii”

Vittima innocente di una “guerra di liberazione” che portò con sé
violenze alla popolazione civile, malaffare, crassazioni e un vivere da far west.


Immagine restaurata da Sebastiano Ruocco (Ice One)  10/02/2015





sabato 31 gennaio 2015

Rimembranze




Stai piangendo con la bocca piena
Come quella del sole colma d’aranci.
Hai slanci che mi afferrano rapaci
fino a portarmi nel luogo più oscuro
della mia vita come una rimembranza
che mi trafigge l’anima e la voce
che sembra un grido di gabbiano
sulla foce del fiume giù al sarno.

Tenacia sei, ma io vorrei in cambio
non solo il tepore di un corpo
furioso di slanci e di baci,
ma una donna che mi sa donare
il senso di una vita che mi porta a fare
quello che da sempre ognuno sogna
di ripianare il senso della colpa
per ricominciare a vivere creando

senza rimpianti e senza terapie
per assaporare che cos’è la gioia
nella conoscenza piena della coscienza
nel prenderci e gioire entrambi fino
guardando intorno senza le sofferenze
di un rinnovamento di un percorso
che si è caricato sul dorso
la nostra eternità.

Pioverebbero dal cielo nella pioggia
con il frastuono di un clavicembalo
le parole che affollano la mente
nella ricerca di immagini e pensieri,
di suoni sempre nuovi e messaggeri
di un canto che senza esso
non mi addormenterei  mai
nella grazia di Dio assieme a lei.

Gioacchino Ruocco

Ostia Lido                 31/01/2015
Inserita nella raccolta "Odi e odii"


giovedì 29 gennaio 2015

La mia prima mostra.

Foto delle opere degli artisti della mostra
 "Confusione. Artisti Iraniani nei Labirinti Romani" 
alla Temple University credits Giorgio Benni 


 


Sono rimaste soltanto poche cose
da portare via.
Le impervie mutazioni del mio pianto,
il mio voltarmi indietro
verso la piaga dello stomaco
che sanguina
e mi dà brividi da vomito
come se fossi afflitto
dal rimpianto
del vento che soffia sulla spiaggia
spostando i granelli verso terra
a cancellare la noia della strada.

La mia prima mostra
metterà  al mondo
i sassi dei miei giochi
le mura sgretolate del mio io
la mia valigia
che ha appena una parvenza di valigia
dove ho raccolto
le pietre per ricostruire
il mio sogno di casa e di città che ho perso.

Se son poca cosa
questo è rimasto della mia storia
che con la ribellione
doveva fondare un mondo nuovo.

Abbiamo perso tutto:
le abitudini del pianto,
le consuetudini di maledire
e la preghiera per gioire della nostra vita in pace.

Questa è la realtà di cui sono stato capace
prima di essere cacciato dal mio paradiso.


Gioacchino Ruocco

Ostia Lido        30/01/2015
Inserita nella raccolta “Odi e odii”