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venerdì 31 agosto 2018

La verità…

La verità…


La verità è quella che non mi dici
che non trova la forza motrice
di tornare a galla.
Ormai è fatta
non perché eri distratta.
E’ stato il mare di latta
e la brezza che mi ha sciolto le ossa.
e tu che nella rincorsa
mi sei caduta addosso
con la dolcezza infinta
della polvere di marmo
quando portano via pezzi di montagna.

Ti guardo e tu non accenni
a una sola parola
a un pensiero da favola
o di diavolo in pena.
Ti metti a disfare
per rifare i cassetti
e dentro ci metti
le cose che avevi
portate con te.
Il sorriso si accende
un istante più tardi
quando uno squillo
si ripete ed ancora
risquilla.
Ma al pronto
delusa riponi le cose
senza un rimpianto
senza un bisbiglio.

Vai a sapere
che cosa dirai,
come mai
sei rimasta delusa
non adusa ancora all’estate,
alla vita vissuta da sola
per non sbagliare
e farlo poi ancora.

Gioacchino Ruocco
31.08.018   ostia Lido







giovedì 30 agosto 2018

A volte mi offendi…





A volte mi offendi…

A volte mi offendi
dicendomi che sono cocciuto
ma i miei neuroni
esclusivamente umani,
che mi hanno conservato fin qui
dalle degenerazioni
neurodegenerative ,
mi assicurano
che sono in buona salute.

Lo hanno certificato
con un recente studio
sul mio cervello.
Quello che mi resta da fare
è chiarire se ancora mi ami
o se anche tu
come una cavia mi usi
per sperimentare
i tuoi versi
sulle mie reazioni
di depresso congenito.

No ho avuto regressi,
ma neppure successi con te.
Siamo ancora alla fase iniziale,
eppure son anni
che dici di amarmi
senza capirne il perché;
se mi ami o non m’ami
con diritto al recesso
ormai scaduto
da un lasso di tempo
abbondante.

O s’ama o non s’ama.
Vederci ogni tanto
passando di striscio
dalle mie parti
il mio cuore sembra un ostello
l’ombrello che lasciasti
per quando ripiove,
ma piove di rado
su questo quartiere,
su questa contrada.

La gente che passa
a volte ripara in un bar
se proprio piove due gocce.
Il cielo ritorna al sorriso
senza rimpianti
tanto più avanti
la metro
ti porta in giro per Roma
a tutte le ore
dove vuoi.

Gioacchino Ruocco
Ostia Lido   31.08.018




Se scricchiolava il mondo

Amatrice 



Se scricchiolava il mondo

Quanti sospiri soffocati
per non spegnere
la luce che la candela offriva
come unica fiamma
disponibile al momento.

Dopo tanto penare
un po’ di luce quella fiamma fioca
dava una realtà ai nostri gesti
che cercavano nelle parole
il volto che le diceva

come angosciato dalla triste prece
che il momento voleva.
Soltanto allora la preghiera
commuosse i nostri gesti
in carezze fervide di tremiti.

Poteva essere l’ultima volta
che mi davi un bacio
sotto lo scrosciare delle travi.
Svani in un momento
quel po’ di paradiso che mi davi.

Se scricchiolava il mondo
e ondeggiava la terra
pensai alla guerra
che avevamo scampata
e non a quella c’ormai s’appressava.

Gioacchino Ruocco
30.08.018   Ostia Lido

mercoledì 29 agosto 2018

Tremo all’idea di svuotarmi il cuore....




Tremo all’idea di svuotarmi il cuore
per riempirlo con le cose che mi chiedi.
C’era da tempo in te la voglia di  vedere
“il mare che si muove anche di notte
e non sta fermo mai
che se “c'inghiotte” “ non torniamo più.”
“Genova per noi “ per fare il viaggio meno lungo
cantavo con la voce un po’ stentorea
“che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna.
Genova, dicevo, è un'idea come un'altra”.

Ma “quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che  ho visto mentre si andava a Genova”
quasi all’ultimo momento
mi ha fatto un po’ girare
e ho provato a ritornare
con tutte le mie noie
in quell’immobile campagna
con la pioggia che ci bagna”
lasciando i gamberoni ai nostri sogni
e il sole come un lampo al parabrise...”

Ma quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che tu facevi
anche se malandati coi ricordi
é stata lei che ci ha salvato
Io la ricordo bella,
con tutta quella gente
che non avrà mai più un sorriso,
e non avrà una casa,
un paradiso per campare
“dove il mare
anche di notte non sta fermo mai.”

Gioacchino Ruocco
Ostia Lido   25.08.018

Il virgolettato è tratto dal testo di “ Genova per noi”
di Paolo Conte al quale chiedo venia,
ma ringrazio per averla scritta.

martedì 28 agosto 2018

Nei miei gesti


Nei miei gesti

Nei miei gesti
non è l’età a darmi fretta,
non è il monumento
da cui scendo
per venirti incontro.
Ormai mi sento perso
in una città infinita
dove basta
un vicolo sbagliato
per perderti di vista.

Ti vengo incontro
sapendo di perderti di nuovo
senza un appuntamento
a un’ora
che sta bene anche a te.
Era amore una volta,
oggi la voglia di vederti
che esisti ancora:
la mia abitudine
di quei pochi passi
dove per caso
ci siamo ritrovati e persi
le prime volte
o davanti a un caffè
con gli occhi
dentro gli occhi
tra le chiacchiere
che confondevano le nostre
permettendoci di ridere
e guardarci senza pudore
come il sole
che moriva al tramonto
senza il rumore del mare
che faceva da sfondo
dietro al bancone
alle nostre risate.

Gioacchino Ruocco
28.08.018   Ostia Lido


Nel mio cuore (a Patrizia Cavalli)


                                                           gioacchinoruocco@libero.it

sabato 25 agosto 2018

Ti stringevo la mano…


Ti stringevo la mano…


Sarò stato anche sfortunato
ma restare dalla parte opposta della strada
per tanto tempo
col desiderio di attraversarla
per stare almeno un minuto
assieme a te
non mi ha mai convinto
e non mi rasserena.
Sampierdarena
non è poi tanto lontana.
Verrò a piedi
facendo le strade
che un tempo  facevo
quando non avevo altro da fare
che ingannare il tempo
tra l’andata e il ritorno
per un ricordo da vivere
mentre sono  lontano.

Ti stringevo la mano,
la portava sul petto,
ma tu in fretta me la ridavi.
Batteva si forte il mio cuore
che ti dava dolore
quello che oggi io provo
anche nel solo ricordo
di quei giorni pieni di sole.

Gioacchino Ruocco
26.08.018   Ostia Lido

Raccolta: Genova per noi…

Come farò a tornare.....





Come farò a tornare
dove tutto non esiste più,
forse i fantasmi
della prima ora,
forse i rimpianti
che non ho mai goduto
fino alla noia,
fino a quell’ora
che ci crollò addosso
il mondo amato
solo in quelle vie
che tenevano d’assedio
le nostre piccole gioie,
i nostri litigi
per restare ligi
ai comandamenti
di un Dio
che ti mette alla prova
con mille tradimenti
anche se è cosciente
delle piccole perseveranze
della nostra specie
che cerca da sempre una ragione
per non avere un credo.
Vedo intorno macerie
quelle della sera che scappai
senza di te
lontano mille miglia
da quel gesto di crudeltà
che annullò
la mia felicità,
i miei ricordi,
i miei rimpianti
di un santo mancato
che impreca ancora
contro quell’ora.

Gioacchino Ruocco
26.08.018   Ostia Lido

Inserita nella raccolta: Aquila Forever.

Per il successo....







Per il successo
bisogna avere un’idea
da far passare
dalla cruna di un ago,
ma avendo uno spago
occorre un ago
più grande,
più pesante
per sfidarne le dimensioni.

Avere un idea,
un pensiero
che chiede onestà
son sicuro che andrà
nel dimenticatoio
per riesumarlo
quando
ci ridaremo del voi
guardandoci
come cani arrabbiati
dopo un ponte crollato
sulla pazzia
ch’era lì, sotto di esso.

Il più fesso
l’ho avrebbe capito
senza aspettare il decesso
dell’intelligenza.

Ma vince da sempre
chi ne è senza
e fa il diavolo a quattro
per rassicurare
che non è matto.

Gioacchino Ruocco
Ostia Lido   25.08.018

giovedì 23 agosto 2018

Come questo era il giorno




Come questo era il giorno
ed ogni casa
era grida di gioie
di occhi
che ancora desideravano
il giorno appresso,
appresso ai pensieri
più umani
di ritrovarti tornando,
di amarti
eventualmente soffrendo
gli acciacchi della nostra età,
dei gesti stracqui
di fare sempre le stesse cose
ma non di guardarti
e capire
o di afferrare nei gesti
le voglie di sempre,
di un tenero bacio
nei belati lontani
delle pasture
o nel fischio del vento
che adesso sembra un lamento
quasi spento tra le pietre
rifiuti di case
o ricordi
che hanno ritorni
insopprimibili
non sempre edibili
come il pane
e l’acqua da bere
che ogni giorno tornano
come preghiera
nei gesti che ancora facciamo.

Gioacchino Ruocco
23.08.018

martedì 21 agosto 2018

Non posso restare

Sgusciati ed esci se non ti rincresce la vita
che non è un vizio,
ma un desiderio di essere liberi
da ogni pensiero,
da ogni idea preconcetta.

E' la vita che ci dice di essere,
di fare, sognare, di andare
come il mare
mai stanco, mai fermo, mai morto.

Quando riposa
è assorto,
ma non per gli anni che tiene.
Se li mantiene
e certi giorni che nessuno gli va incontro
bastano soltanto due piedi,
due orme che dopo cancella
per tornar con lo sciacquio
al mestiere di sempre
per chi ne ha bisogno
anche se in sogno
sente dolori di vita e di morte
che lo accompagnano nel suo divenire.

Per noi è lo stesso.
Non posso restare
da fermo a soffrire.

Gioacchino Ruocco (21.08.018)

domenica 19 agosto 2018

L’amore che vorrebbe avere.






L’amore che vorrebbe avere
tutte le sostanze che il cuore promana,
ti odia di un amore
che fa male
in ogni momento
che mi ritorni in mente
come una bugia intollerabile
e non mi lascia
neppure quando si addormenta
sulla sponda più estrema del letto
in difetto di gioie,
in difetto di un senso di vita,
di una umana realtà
che mi fa sentire
come l’umano che sono.

Godo del tuo abbandono,
godo di un senso di solitudine,
di quel senso
che appartiene
al mondo fuori noi,
ad un palmo da noi,
a un sospiro da noi
nel soffrire
quando ti ammiro,
nel maledirti quando ti voglio,
nel rimpianto che mi lasci
dopo un rapporto d’amore
come la goccia di pioggia
che ancora stilla dai miei occhi
ogni mattina al risveglio
senza di te.

Gioacchino Ruocco
Ostia lido    20.08.2018

A Patrizia Cavalli, poeta

Con un pensiero a Genova… *…




Con un pensiero a Genova…  *

I torti subiti non danno alle ragioni
l’idea che quello che affermano sia giusto.
Quelli che ci provano gusto
ne fanno un esercizio continuo
creando trambusti e scompensi
che quando ci pensi ti fanno una rabbia
che non ti aspettavi, come i savi
che non vorrebbero perdere mai
il loro primato di giusti.

Ho cercato di non essere ingiusto
ma di fare giustizia con la mestizia
che non giustifica l’altro, lo scaltro
che pensa da sempre a quello che fa
per averne il massimo atteso
comunque anche quando le cose
non vanno in centro al bersaglio.

E’ allora che crolla il soffitto,
per fatica nel tempo mentre gli altri
da secoli  che stanno remoti  chi sa
ancora per quanto aspettando
un collasso in un lasso che non arriva
e le regole sono sempre le stesse
coi piedi per terra. Le braccia protese
chiedono a volte altre remore,
altri ingaggi per sostenere nel tempo
il vuoto del cielo o quel sogno
che volando sarebbe meno pesante.

Gioacchino Ruocco
19.08.018   Ostia Lido

·         Crollo dell’autostrada   2018

sabato 4 agosto 2018

Vulesse riturnà, ma po’ che faccio…

Dal  "LIBERO RICERCATORE"


Gioacchino Ruocco

Vulesse riturnà, ma po’ che faccio…
(Ostia Lido, 7 settembre 2009)
‘A nustalgia ch’‘e vote me piglia
tu nun ‘o saie ‘o male ca me fa.
Me fa passà jurnata ‘e maraviglie
e ate ca me fanno disperà.
E’ comme sta cu ‘e piede
int’‘a cchiù scarpe:
vulisse cammenà
ma ‘nn’‘o può fà.
Passe cchiù tiempo
a ricurdà ‘o tiempo
c’arrete nun ritorno
c’‘a vita ca mò campe.
Ato che ballo ‘e ll’urzo!
Si ‘a carne
rest’attaccata all’uosso
‘o core ‘nn’‘o faie fesso,
nun te fa cchiù campà.
Che fa rituorno?
E addò t’appuogge?
Ll’amice ch’erano tesore
che ll’haie sentute cchiù?
Chistu paese è bello,
m’‘a nostalgia
ca te fa venì
comme ‘a na malatia
te spacca ‘e cerevelle.
Te porta pe mmano
p’‘e vie ca tu saie
e ancora tu vuò fà.
Ma cu ll’età ca tengo
trovo na carrozzella?
Me guardo attuorno
e me sento perzo
dint’a st’eternità.
Saglienno p’‘o Castiello,
scennenno pe’ Varano
spera ‘e truvà
na mano ‘a stregnere
na faccia ‘a ricurdà
e salutà qualcuno.
Ma chi m’aspetta
si nun c’è cchiù nisciuno
ca s’arricordo ‘e me?
E guardo attuorno,
ma chi m’era frate
ormaie nun ce sta cchiù.
Soltanto ‘e voce
parene ancora ‘e stesse…
A uno ca me ferma:
-Ma tu nun sì pe caso…
‘O guardo ma c’‘o dito ‘ncopp’‘o naso
le dico ‘e nun parlà.
Chiagne o sto suffrenno
senza na lacreme
e nu dolore ‘npietto
m’astregna ‘o core
e quase m’arricetta.
M’assette e chiudo ll’uocchie
speranno ca nu suonno
me porta a n’ata parte,
ma tremmene ‘e denocchie
chi ‘o sa si po’ ci ‘a faccio.
Ma tu nun si?
Chi songo? Nun ‘o saccio.
Parite na perzona ca conosco…
Ca canuscive forse,
ma io nun songo ‘e ccà.
So furastiere ormaie,
forse tant’anne fà
ma po’ redenno
ce strignimme ‘a mano
e ce guardammo pe ce salutà
comme a quann’eremo guagliune
sicure ‘ancora ‘e ce truvà.
Ma ‘ncap’‘a me: – Chisto m’è fatto fesso! –
‘E castelluoneche so sempe ‘e stesse
ma songo gente ‘e core.
Te vonno fa sentì comm’uno ‘e lloro.
* * *
“Caro Maurizio, ti unisco una poesia che ho scritto stamattina. La storia è quella che tanti di noi hanno vissuto partendo da Castellammare per trovare una sistemazione altrove. Molti son riusciti a trasferire non solo se stessi ma anche i propri cari, il proprio amore, il proprio mondo mentre altri hanno perso per strada pezzi importanti delle propria vita, forse, perché non avevano il valore che gli attribuivano. Il distacco ha fatto giustizia di molti amori e di molte amicizie. Chi si è trovato amaramente in questi frangenti è dovuto correre ai ripari dando alla propria vita una nuova fisionomia salvando, in buona parte, soltanto il ricordo del proprio paese di origine e la voglia di rivederlo almeno attraverso internet, attraverso il tuo sito che, andandogli in soccorso, gli ripropone Castellammare sia com’era in passato, sia nel presente con gli avvenimenti e le cronache della vita di ogni giorno, i turni delle farmacie, i vicoli, il sito archeologico, i giochi di quando si era bambini, i modi di dire, i soprannomi, ecc., ricreandogli una memoria che rischiava di perdere. Il protagonista, senza dimenticare i momenti felici vissuti con chi si è preso la briga di inviargli la “meza cartulina” e non dimentico del suo paese di origine, quasi per sfregio verso questa donna che, forse, ormai libera da impegni affettivi gli si ripropone sconvolgendogli almeno per un attimo l’esistenza risvegliandolo dal torpore dell’età, le risponde che di Castellammare non può fare a meno: – Castiellammare ‘o guardo dint’‘o sito… perché “Castiellammare è tutto nu surriso”, ma di lei si perché non è in grado di perdonare na ‘nfamità come questa che lo fa sentir male più di quello che ha già sofferto. E’ una poesia, però, dedicata al mio paese che, come il protagonista, sto riscoprendo grazie al tuo sito che mi permette di riandare agli anni che vi ho trascorso durante i quali incominciavo a dare corpo ai miei sogni che in buona parte, come hai potuto leggere, si sono avverati o si stanno ancora avverando. Saluti e buon Ferragosto… Gioacchino Ruocco”.
Sta meza cartolina che m’he scritto
‘Sta meza cartolina che m’he scritto
m’ha scumbinata ‘a vita.
Ma chi t’ha fatto fa?
Si chisto è nu dispietto, t’è riuscito!
Int’‘a stu core tengo nu casino,
na confusione can nun me dà pace
e nun me dà ‘o curaggio
‘e te penzà.
Te veco cu ‘e llacreme ‘int’‘a ll’uocchie
dint’‘a na villa chiena ‘e ombre nere
a cammenà comme a duie pazze,
addò nun fuie capace ‘e te rassicurà
ca io partenne nun te lasciavo,
nun me ne jevo pe’ t’abbandunà:
“Dimane piglio ‘o treno e sto addà te!”
Ma po’ passanno ‘o tiempo
qualcosa succedette.
Nun m’arricordo chi ‘e nuie
facette ‘a primma mossa,
si fuie io ca nun te rispunnette
o tu ca nun scriviste cchiù.
Cercaie na ragione e nun ‘a truvaie.
Forse sbajaie tanno e pure mò.
Nu juorno ca qualcuno me dicette:
“Nannina s’è spusata!”
faciette ‘a parte ‘e chi nun vò capì.
Quant’ire bella
quanta suspire tu m’è fatto fa!
‘O tiempo ca perdevo
regneve ‘e suonne ‘e na felicità
ca io nun capevo
pecchè nun me facive ragiunà.
Vulesse riturnà, ma nun ‘o faccio.
Cu quale faccia c’avessemo guardà?
Si pigli’‘o treno nun è cchiù ‘o stesso
ca me fa turnà!
M’he miso ‘ncuollo na malincunia
ca me dà freva e nun me fa campà.
Chi me sta attuorno me guarda,
ma nun sape ‘o male ca m’è fatto,
pecché io sto suffrenno.
E’ meglio ca m’arrenno,
o tiro ‘nnanze?
Castiellammare ‘o guardo dint’‘o sito,
ma scanzo ‘a villa e me ne vaco
p’‘e vie ca nun saie.
Ma a chi ‘a racconta chesta jacuvella?
Me sento dint’‘e mane nu prurito
ma penzo ca sta vita è ancora bella.
Chello ch’è stato è stato, c’aggia fa!
Ma st’internet mò c’appiccio a fa?
Castiellammare è tutto nu sorriso
a parte ‘a ‘nfamità ‘e qualcheduna
ca sape ‘e me fa male e me vò muorto
pe chill’ammore che l’è juto stuorto.