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martedì 29 gennaio 2019

Kaled, tu trafficante...





Kaled

Per quanto siamo uguali
trovo la mia identità
con la tua
soltanto nel sentirmi tribolato,
malato di una paura
di sopraffazione
che per quanto
inutile
non mi è possibile
rassicurare
che la mia specie  duri.

Che faccio di diverso?
Scrivo versi ogni giorno,
ma non emergo
dall’emergente
che sono.

La mia pelle
è di quelle che non hanno colore,
ma ho la stessa paura
di morire affogato
nell’indifferenza
di chi non si innamora dei miei versi
per editarli
senza il viatico
di un salvagente.

Smettila Kaled
di torturami il sonno,
la stessa cosa
senza eucarestia
e non gridarmi morto
ché son morto
c’ancora vive
e scrive
a futura memoria.

Gioacchino Ruocco
29.01.019   Ostia Lido



Di che cosa vogliamo parlare​



Di che cosa vogliamo parlare​


Di che cosa vogliamo parlare​
se ogni sera andiamo a dormire
col cuore più stanco
e con le idee più confuse di prima
da non sembrare poi vero
che siamo fratelli, cognati, amici
formati alle idee che ci vedono
attenti ai problemi di sempre,
ma da sempre ancora problemi di oggi ?

Dovremmo restare però
coi piedi per terra
perché la guerra che ho già patita
mi ha lasciato ferite profonde
che sto ancora a soffrire
guardandomi attorno
ascoltando le vostre parole
che vorrebbero fare e disfare
senza mai fare un patto di pace
secondo dettami….. che da sempre
ti scordi o ti fanno scagliare
con in bocca pietre più grosse
di quelle che Sisifo spinse..
arrancando, mordendo la lingua,
e bevendo la bava del suo dolore.

Di che cosa vogliamo parlare
per mettere assieme tutti i torti subiti
da ogni parte che vuoi
se poi dimentichi per qualche verso
che il sangue di ognuno è degli altri,
di quelli prima di noi ?

Se vogliamo scannarci son fatti tuoi.
I miei hanno sempre un verbo di pace
capace di starti a sentire per capire
che cosa ancora ci sta a dividere,
a sconfiggerci nelle nostre intenzioni
di vivere in pace di cui abbiamo bisogno
nel sogno che ci accomuna.

Gioacchino Ruocco
29.01.019   Ostia Lido

domenica 27 gennaio 2019

Nel disordine....

  Gioacchino RUOCCO



 AVVERBI, diverbi
e sentimenti
raccolta di emozioni poetiche


Fanciulla in riva al mare (disegno)              G. Ruocco   1989









Dedico questo mio lavoro


a mia moglie                                 Anna;

ai miei figli                                   Sebastiano, Pasquale e Mariasole;

ai miei genitori:                            Sebastiano e Raffaela

alle mie nipoti:                         Jane, Luce e Colomba;
ai miei nonni materni e paterni;     Domenico Gragiulo, Teresa Fontana
                                                     Gioacchino Ruooco, Erminia Longobardi

ai miei fratelli, in maniera partico  Erminia  che canta ancora qualche mia canzone;
al mio amico (prof. d’it.)               Giuseppe Iorio che non ho mai ringraziato abbastanza;
alla prof.sa                                    Ricci  per la stima che mi dimostrava come a un grande poeta;

a tutti quelli                                  che nel tempo hanno contribuito alla mia crescita;
a quelli                                          che da subito mi hanno assicurato la loro stima;
a quelli                                          che, ogni giorno, mi leggono su “Sala d’attesa Rg poesie” Google;
agli amici                                       che ho perso per strada;
all’editore                              che si farà avanti per pubblicarla.                                                                                                                                                                                                                                                                          Gioacchino Ruocco





Nel disordine

Il disordine
che tramonta la sera,
come la bufera
che, a volte,
si nasconde
all’orizzonte
per ributtare a terra
le cabine,
fa la sua parte
esibendosi
ad arte con forme
disarmoniche
e inquietanti,
ma affascinanti
allo stesso tempo.

Redivivo
mi attardo dove
posso
con l’osso del collo
che chiede
di sedermi ogni tanto
e con le gambe stanche
sul lungo mare avaro
di panchine,
sterile disegno
di un pensiero
in avvenire
di conservare la forma
camminando o pedalando
da un capo  all’altro
dell’arenile
che lesto
ti conquista
col bagnasciuga
che sembra di lattuga
e non di mare
tanto è ruffiano
quando perviene
a riva.

Ostia Lido      18.11.018






Venni una notte…

  Gioacchino RUOCCO



 AVVERBI, diverbi
e sentimenti
raccolta di emozioni poetiche


Fanciulla in riva al mare (disegno)              G. Ruocco   1989









Venni una notte…


Venni una notte a piangere
la mia morte imminente
vicina a un’ora quasi
dall’inatteso gesto
dell’amante occasionale.
Tra me e lui
non c’era alcun pretesto,
nessun verso controverso
nella vita di ogni giorno.

Io prendevo dagli altri
quello che la vita mi offriva,
compagni occasionali
per un manifesto desiderio
di solitudine interiore
nell’ascolto silente
della mia anima in pena
costretta ad un rapporto ingrato
da un controverso senso
del mio essere
costretto a fare un patto
con me stesso
nella voglia dell’altro.

Mi persi in quella notte
senza bestemmiare
contro quell’immane
bestialità
che non di sacrificio  si trattò
ma della perdita
di qualcos’altro
dal nome più incivile.

E fu la bestia sua a dilaniarmi
lasciando il corpo mio
nel ludibrio
degli occhi sgranati
che vennero a cercarmi
e mi videro per primi
disperati
che non avevano
su di me alcun diritto
per annientare  poi la mia immagine,
la mia voce e il mio corpo derelitto
nel delirio


di una coscienza atterrita
e vaneggiante
di chi sa che un’idea
politica e sociale
presa pretesto
per giustificarsi.

Figlio giammai di nessuna colpa
per cui non pagavo
che il mio peccato
di esser nato
nel giorno sbagliato
 che “Dentro la tua grazia
riconobbi la mia angoscia
e “ la solitudine dannata che mi desti”
e l’infinita fame d’amore
che all’altro mi portò senza dolore
a quel dolore che genera
il pianto che ristora
che non è mai
ragione d’essere perverso,
perché “di corpi senz’anima
perché l’anima mia era solo in te
che sei mia madre.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta che ha, l’unica forma”*
 ch’è ormai finita….

Ostia Lido       24.11.018

*da Supplica a mia madre … PPPasolini










Se Dio mi cadesse addosso....





Se Dio
mi cadesse addosso
non mi sposterei
per sentirne il peso,

per vederne il viso.
Che cosa ci farei ?
La stessa cosa
che facemmo assieme
quando restammo soli.

Lo amerei
per averne gioia,
una gioia immensa .
Per sentirmi dentro di Lui
come nella credenza

quando cerco pane
e anche un briciola
è una gioia
per me che ho sempre
fame.

La mia felicità
dipende da Lui.
Saperlo vivo
e lì affianco a me
come un dispetto
a quel mio credo
che a volte stenta a farlo
mentre sta lì a guardarmi
senza che io tremi un poco
al suo cospetto
come in un sogno
quando ad occhi aperti
ti vuoi svegliare
e già lo sei da tanto,
senza essere un santo
ma solo un uomo
adesso che lo vedo.

Gioacchino Ruocco
26.01.019   Ostia Lido

sabato 26 gennaio 2019

Attesa 28.11.2018

  Gioacchino RUOCCO



 AVVERBI, diverbi
e sentimenti
raccolta di emozioni poetiche


Fanciulla in riva al mare (disegno)              G. Ruocco   1989





Attesa

L’attesa che mi hai proposto
mi rattrista il cuore,
mi fa pensare a che uomo sono
e se ti posso attendere
per quanto.
Mi spingo avanti
con gli stessi gesti,
con le stesse sensazioni
che a volte ti stravolgono
e mi guardi
con lo sguardo implorante
che mi dice
di non travalicare
la linea di confine
che dalla convenienza in poi
ti trattiene
dal dirmi
che di certo
sono io il tuo futuro.

La mia sofferenza è manifesta,
la tua che si trattiene
non mi basta.

L’idea
che mi resta di te
è di mettere un punto
a quel ch’è stato
e lasciar perdere
le coordinate
che di giorno in giorno
hanno devastato
tutti i sentimenti
e l’incoscienza
che non oso dire
dove mi ha portato,
a quali gesti
o sconfinamenti…
devastato.

Gioacchino Ruocco
28.11.018   Ostia Lido

venerdì 25 gennaio 2019

Ostia



Fanciulla in riva al mare (disegno)              G. Ruocco   1989


Ostia 


A Ostia si vive
paralleli al mare
e una distesa verde
che brulica di tutto
per ingannare il tempo.

A volte brucia
per chi da sempre specula
dal verde agli arenili
per farne soldi
che poi non sa usare.

Tolta dagli acquitrini,
terra di disperati
e gaudenti
per una notte e via,
di meglio non possiede
chi non sa sognare.

Terra di sgombro
con le sue pene
che non finiscono mai
da un acquazzone in poi.
Manca Nerone
per completare il rogo
tante volte innescato
e andato a male.

Sono anni
che ci hanno tolto il mare
che sbatte
per chi lo usa
per giornate
magre di lavoro,
di fritti
che danno all’aria
l’odore dei diritti
sempre agognati
aspettando
una domenica di festa.

Ostia è
di chi viene a dormirci
per una notte sola,
di chi non ha parole
per farne poesie.

Ostia
è quella parola
che fa girar la testa
sui cui da secoli
arano
quelli che la fan dannare,
i fuori usciti e i domenicali
che speculano
e gli artisti occasionali
solo per farne
un set per sognare,
teatri di mezzora,
di non saper che dire,
di non saper che fare
per mentire a se stessi,
di un fritto che va mangiato caldo
con una fame lesta
che se portato via
si fa stantio a tarda sera ,
quando il sole in cielo
prova a sbracarsi  anch’esso
sull’arenile
stanco
come  quelli che arrivano
solo per qualche istante.


Ostia Lido       24.11.018

Gioacchino Ruocco
da "Avverbi, diverbi e sentimenti"
Gioacchino Ruocco
da
 AVVERBI, diverbi e sentimenti
raccolta di emozioni poetiche  





Indugio…


Itaca sud



Indugio…

Perché indugi ancora
sulle parole
mentre il treno corre
e tutto scorre intorno
staticamente fermo.

Soltanto le chiome
degli alberi nel vento
che arriva
all’imbrunire
ora dal mare
ora dalla montagna
accompagna
il mio trasferimento
verso
la solitudine
che si rinnova
ad ogni ritorno,
ad ogni
avvenimento,
che tenta
un avvicinamento
o il chiarimento
agognato
per dare
al turbamento
che mi adesca
ogni sera
la soluzione
nell’aria che rinfresca
e mi rattrista
almeno
fino a quando
non torna il sonno  
che mi trasmigra dentro
nella mia stanchezza
fino al letto.

Che strano modo ha la vita
di piangere su se stessa
in avvenire
senza capire poi
che cosa fare,
dove deve andare
domani
per trovare
un po’ di pace
capace
di riportarmi in vita
guardandomi attorno
dopo le cose tristi e ritrite
di ogni mio ritorno
con un approdo ad Itaca
per ritrovarmi offeso
o con le lacrime agli occhi
che non mi danno tregua
cercando la mia morte
o la mia gloria di uomo
che ha rischiato di perdersi
in giro per il mondo
stanco di esistere
sognando.


Ostia Lido   25.01.019